Barbie Coiffure – 1976

24 06 2007

barbie 1976

Un nugolo di barbie clonate.
Una cosa che ho sempre apprezzato della barbie, volendo essere generosi, è che erano eleganti. Ken no, mio dio, ma Barbie sì.
Le barbie degli anni ‘70 poi avevano sempre quel trucco azzurrognolo incorporato (o perlomeno queste e quella che avevo vinto alla pesca di beneficenza) che faceva orrore, ma era tanto da copertina patinata.

Con le bratz verrà fuori una generazione di porno bimbe, con le vecchie barbie è venuta su una generazione di complessate.

- Non avrò mai le gambe come la mia barbie
- Non avrò mai la piega in titanio della mia barbie
- Non sarò mai fashion come la mia barbie
- Non avrò mai un Ken sempre disponibile come la mia barbie

Meno male che poi è arrivata Candy Candy che ha portato una ventata di freschezza. Solo che con l’andar delle puntate iniziavano a sorgere anche lì dei seri dubbi dovuti all’immedesimazione.

- Non avrò mai tutti i fighi che ha avuto Candy
- Se mai gli avrò dovrò stare attenta a non farli andare a cavallo, teatro, in guerra come volontari, fargli suonare la cornamusa, fargli diventare figli dei fiori, portargli dagli zii (…).

Insomma, alla fine i giocattoli servono a farci divertire oppure a farci venire i complessi di inferiorità?
Tipo, prendiamo ad esempio Tu e barbie coiffure, ore liete insieme.
Mi ricordo bene la consistenza dei capelli delle bambole. Una volta provai un esperimento su una delle mie pseudo barbie, zie di Tanya, e decisi di lavarle i capelli per poi acconciarli (volevo diventare una parrucchiera all’epoca).
Dopo lo shampoo e il balsamo (sia mai) decisi di passare al phon. Ecco, la morale è che divenne una comparsa di Scream, una cosa orribile, i capelli tutti stecchiti in verticale.
Quindi rinunciai a fare la parrucchiera e di ore liete ne passai ben poche (il convento che passava le bambole non era d’accordo nella sostituzione della povera derelitta con una sorella che non sembrasse un’alcolista impasticcata).
Certo, sempre meglio questa di quei mezzi busti pronti per l’acconciatura e il trucco. Quando vidi in vendita uno di questi “cosi” chiesi al mio personal shopper se per caso si fossero evoluti e si potesse direttamente sperimentare la chirurgia plastica invece del semplice trucco e capelli.

Ah, l’evolution.
(e ancora grazie a Michele)





Zigulì – 1975 vs 1995

9 06 2007

ziguli 1975
Zigulì 1995

Oh, io ho sempre avuto un debole per le Zigulì. Forse perchè visto che le vendono solo in farmacia la mia coscienza salutista è sempre rimasta a tacere, anche se sono solo palline di zucchero (o di carie, se vogliamo saltare un passaggio).
Ma sì, è vero. In fondo le Zigulì fanno bene. E sono anche buone.
E allora dopo 20 anni il messaggio è sempre lo stesso: seppur vendute in farmacia le zigulì sono dannatamente buone e ti fanno tornare a quando avevi 6 anni. E chi se ne frega se il buonismo scorre a fiumi e se queste due ads facciano venire più carie di 10 scatole di zigulì. Sono perdonabili perchè forse sono quasi sincere.
Ma non sono più adatte ai bambini di oggi, che non sono più semplici come lo eravamo noi. Che agognavamo quelle alla fragola, festeggiavamo quando la mamma ci portava la scatolina compilation (tutti i gusti +1!) e ci accontentavamo persino dell’arancia con la vitamina C.
Ora invece c’è bisogno di un website con Wung che mangia quelle al mandarino e ha come frase karmika “il potere è controllo”, nemmeno fossero fatte di Shell V power.
O di Gritza, con annesso catenaccio d’oro al collo e dondolamenti degni di Jay Z.
Non dovevo andare su sito delle zigulì. Ma l’ho fatto.

Per queste due perle ringrazio Michele, che è stato il primo a accogliere l’appello di Ihateoldads. Aspetto i vostri contributi :) . Nel frattempo, sempre grazie  a Michele, anche i palati più raffinati e nostalgici saranno soddisfatti nei prossimi giorni.





Reggiseni Criss Cross – 1978

8 06 2007

Reggiseni criss cross

Correva l’anno 1978.
Nel ‘70 era stato liberalizzato il divorzio e proprio mentre playtex ci deliziava con questa pubblicità, la legge dava il via libera all’aborto.
Nessuna etica ne discussione, era solo per introdurre un concetto fondamentale: la donna, nel 1978, aveva conquistato cose che negli anni ‘60 erano ritenute lontane anni luce. Le donne degli anni ‘70 erano suffragette moderne, insomma, il perbenismo stava iniziando a scomparire, anche se erano ancora in auge le gonne di flanella color cammello (mia mamma ne aveva un’intera collezione).
Questa pubblicità ha scatenato i miei istinti più perversi. Al diavolo, la Sonia non ha certo problemi di linea! Il suo problema fondamentale è la forma assolutamente innaturale che acquista il suo seno con il fantastico criss-cross! Gli amanti dello strano probabilmente apprezzeranno ma io, prima di uscire con due punteruoli degni di Aphrodai A, avrei di gran lunga preferito la clausura. La chiusura con i mutandoni da Bridget Jones poi risolleva la giornata.
Però mi ha colpito, lo ammetto.
Perchè ha tutto il fascino morboso dei fotoromanzi, dei tanto agognati Grand Hotel che le nonne comprano e tengono ben nascosti sotto il divano, tra un vangelo e il nuovo numero del giornaletto parrocchiale.

(…ma esiste ancora Grand Hotel?)